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Stati uniti: stop allo streaming sportivo

da in 3 febbraio 2011 in Internet con 0 Commenti

Gli Stati Uniti si schierano contro lo streaming di contenuti sportivi in rete.

La U.S. Immigration and Customs Enforcement ha infatti reso noto di aver intrapreso azioni di forza nei confronti di alcuni dei più celebri portali di streaming online di contenuti sportivi: dal calcio al tennis, dal baseball al basket, passando per il Super Bowl ed altro ancora.
Siti come RojaDirecta.com, ATDHE.net, Streams.com o Firestrow.net sono dunque costretti a chiudere i battenti a seguito di un’approfondita analisi portata avanti dagli organi statunitensi.
Oggi parecchi frequentatori di questi siti si sono visti apparire davanti schermate come questa:

L’obiettivo sarebbe quello di sconfiggere la diffusione pubblica di materiale protetto, con conseguente violazione del diritto d’autore.
Secondo le autorità lo streaming online di eventi sportivi causa ogni anno ingenti perdite in termini economici alle parti in gioco (enti televisivi, società e chiunque ruoti intorno al panorama sportivo), con conseguente aumento dei prezzi per biglietti allo stadio, abbonamenti televisivi e merchandising.

La decisione giunge a pochi giorni dall’inizio della quarantacinquesima edizione del Super Bowl, l’evento sportivo più atteso negli Stati Uniti ed ogni anno fonte di ricchi guadagni provenienti da più settori, tra cui anche quello della diffusione dell’incontro via TV.
Quella che potrebbe inizialmente sembrare una coincidenza sembra invece avere tutta l’aria di essere una mossa guidata dai vertici del mondo del football americano, stufi di vedere il continuo proliferare di canali di streaming illegali soprattutto in vista del massimo evento dell’anno.

La chiusura dei siti web ha però destato clamore anche tra le figure di spicco del mondo politico americano.
Il senatore Ron Wyder ha infatti posto alcune domande sul perché di tale decisione, portata avanti a quanto pare senza che un verdetto chiaro sulla illegalità di tali portali fosse stato pronunciato.
Nessuno dei possessori dei domini bloccati ha inoltre avuto la possibilità di replicare al fine di chiarire la propria posizione.
Wyder chiede inoltre spiegazioni sulla decisione di non proseguire alcuna azione legale nei confronti di coloro che avrebbero infranto la legge USA in materia di copyright, nonostante i siti siano stati chiusi per tale motivo.

I dubbi non si limitano qui, ma coinvolgono anche altre aspetti: RojaDirecta, ad esempio, è stato ben due volte dichiarato legale dalla corte spagnola, mentre ora si trova di fronte ad una drastica decisione da parte degli organi USA.
Le leggi sul diritto d’autore variano chiaramente di paese in paese e la chiusura di siti come quelli citati significa proibire la fruizione dei contenuti in streaming anche in nazioni in cui in passato i verdetti hanno dato ragione ai possessori di tali servizi.

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